Risorse Umane: una contraddizione linguistica o un’integrazione psicologica?


L’obiettivo di questo scritto è quello di stimolare una riflessione sul concetto di quello che, di solito, viene definito l’atteggiamento clinico inteso come l’atteggiamento interattivo mediante il quale il professionista, che opera nell’ambito socio-sanitario, dovrebbe assumere nel porsi di fronte al vissuto soggettivo dell’altro.
Prendo spunto da un recente libro, “Estensione del dominio della Manipolazione dall’azienda alla vita privata” (2009), la cui autrice Michela Marzano, mette in evidenza quello che secondo lei rappresenta una trappola del linguaggio, un ossimoro, quando in ambito aziendale a proposito del personale lavorativo si utilizza il termine di Risorse Umane.
Questo perché secondo lei: “le risorse rimandano al mondo delle cose, e devono essere utilizzate, l’essere umano, invece, non può essere utilizzato allo stesso modo, merita rispetto”.
Partendo da un’importante premessa che si riferisce al contesto di cui tratta il libro (mondo aziendale), il tentativo è quello, invece, di porre l’accento su alcuni aspetti che richiamano alla competenza del “saper essere” piuttosto che del “saper fare” perché l’atteggiamento clinico evidenzia un significato aggiunto per così dire umano ed esistenziale dell’operatore che valuta, comprende e agisce sui sistemi relazionali umani, nei vari contesti, in relazione della domanda che in un dato momento viene rivolta al professionista.
Non c’è alcun dubbio che a livello linguistico “risorsa umana” rappresenta per definizione una sorta di contraddizione. Nel nostro ambito professionale, però, che riguarda la psicologia clinica, la psicoterapia psicodinamica, l’ambito del counselling ecc. ciò cui è data rilevanza è proprio la persona intesa nella sua interezza sia a livello intrapsichico, sia a livello interpersonale. Ecco che allora, non soltanto in ambito di cura, ma anche in ambito preventivo e di esplorazione del problema che la persona riporta, una possibilità creativa di cambiamento o di problem solving, si realizzano anche grazie all’ossimoro in questione.
L’individuo riguardo ai suoi bisogni e desideri, riguardo agli altri e in relazione al mondo delle cose e in relazione al professionista che l’ascolta, può conoscere, apprendere, sperimentare e utilizzare le risorse interne come potenziale di cambiamento per affrontare e superare non solo i propri limiti e conflitti ma anche per adattarsi in modo nuovo e più sano all’ambiente di cui egli stesso fa parte e nel quale è compreso.
La risorsa, quindi, è intesa qui come una delle caratteristiche positive che fanno parte comunque dell’essere umano in quanto individuo bio-psico-sociale per cambiare in termini di qualità della vita in rapporto all’ambiente circostante.
La logica di tale cambiamento come mette bene in risalto un noto autore (L. Pinkus), è dovuta, in larga misura, al concetto di diritto alla salute laddove si comprendano alcune caratteristiche: quali l’ascolto attivo, l’empatia, la motivazione, il saper essere.
In accordo con l’autrice M. Marzano, la persona merita rispetto e tale considerazione, forse, può essere colta non colludendo in maniera scissa nell’ossimoro linguistico ma ponendosi, all’interno del significato stesso, in una posizione di integrazione fra ciò che può essere letto ed interpretato come polarità compresenti piuttosto che in antitesi fra loro.
Rosanna Liburdi

Bibliografia

• M. Marzano “Estensione del dominio della manipolazione. Dall’azienda alla vita privata”, trad.it., Mondadori, Milano, 2009
• Pinkus L. “Metodologia clinica in psicologia”, Armando, Roma, 1975.

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Spiragli di luce


“la cosa più importante non è soltanto come vivrete la vostra vita; la cosa che conta è come la racconterete a voi stessi e soprattutto agli altri. Soltanto in questo modo è infatti possibile dare un senso agli sbagli, al dolore e alla morte” (moovie Harem Suaré).

Ognuno di noi vive al meglio delle sue potenzialità o possibilità. Mi piacerebbe che ognuno viva la sua esistenza come è, semplicemente complesso; eternamente definito; intensamente infinito. Grandiosamente piccolo. Gustando l’amore e le passioni pur rimanendone storditi. Cerco di vivere intensamente ogni attimo, assaporando la vita con la morte che è compagna di vita. E’ triste?

Si, spesso è triste, doloroso, incomprensibile ma immenso come siamo noi all’interno o intorno o parte dell’infinito e universale tempo incommensurabile; è il vivere e il nascendo e, morendo. Rosanna Liburdi.

Dopo la pioggia

Hai la scintilla dentro? Do you have a sparkle?


Ciao Alf, cosa fare delle nostra vita? Mi viene in mente ben poco se pensando alla tanto anelata felicità pensiamo al raggiungimento di un sogno così lontano nello spazio e nel tempo che … bah continueremo a vivere come dicono le statistiche in UK.

Forse però qualcosa partendo da noi stessi, si che si può fare. Per esempio il qui-ed-ora è importante per afferrare la felicità. Le nostre esperienze ottimali sono quelle che rientrano all’interno delle nostre competenze e scelte. Assaporare i piccoli piaceri della vita perché non c’è niente di male nel farsi del bene e facendolo, ne beneficiano anche gli altri intorno a noi.

Penso a quanto sia contagioso un sorriso dolce o una fragorosa risata, penso all’ascolto della musica o all’ascolto di un annedoto capitato al nostro migliore amico che lo racconta con interesse, magari evitando il telefono e guardandolo intensamente negli occhi e non aver paura dell’emozione che sale … con alta probabilità è felicità quell’attimo speciale e unico che non farà decrescere le statistiche ma che fa bene-stare se stessi con sé e con gli altri.

Meravigliarsi del fruscio delle foglie in autunno, del tramonto del sole che non è sempre lo stesso, del giocare a guardare col naso all’insù le stelle e le nuvole, pensando ad un lavoro che mi piacerebbe fare e crederci;
e … progettare nel qui ed ora una lettura? la visione del film preferito? Prendere per mano la persona cui si vuole bene sentendo il flusso che sale delle emozioni proprio lì fra quelle mani e non altre? Bearsi di un sonno desiderato? Che cosa fare della nostra vita? Viverla come se oggi è l’ultimo giorno per me?

Diventa tutto più emozionante, anche percepire le sensazioni negative ma con lo stupore che le posso sentire. Orientarsi sul proprio cammino concentrati ma anche con generosità ed empatia per chi mi circonda. Non è banale romanticismo il mio.

E’, per me, il romanticismo illuminato dalla luna, che mi permette chissà per quale strana o scientifica o semplicemente meravigliosa e incontrollabile alchimia, il sentire, il sapere che io esisto e me la vivo tutta come meglio posso questa mia vita misteriosa, fosse per quel fazzoletto intessuto che mi lascia il libero arbitrio. Poi per il resto chissà …

Ecco, al di là delle statistiche, caos climatici, inquinamento, crisi economiche, brutture della società o relazionali, per me questa è felicità e questo posso fare per me e per le persone che mi vivono intorno. Sai quanto sono razionale, faccio scienza ricercando anche le modifiche dei nostri neuroni ma niente ancora è spiegato o compreso al riguardo.

La bottega delle meraviglie è magica per questo. Guai, almeno per me a non sentire curiosità crescente per ogni cosa che accade. La vita a volte è straordinaria più di qualunque sogno che possiamo fare (onirico o ad occhi aperti).
C’è una frase che amo tanto, tratta dal film, Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie, “ci sono un milione di cose che le persone potrebbero fare con un pezzo di legno ma cosa pensi succederebbe se solo una volta una persona credesse in lui?”. La memoria, e un giorno le memorie, dovrebbero aiutarci in questi sogni che ci facevano definire, dai grandi, bambini. Tutte le strane avventure hanno bisogno di strani strumenti. La ricerca della felicità, del benessere sembra sia strana, almeno difficile da raggiungere. Forse potremmo avvalerci dello strano strumento che è la vita così magari possiamo andare a vedere le stelle quelle che di riflesso dal cielo ci illuminano dentro.
Che dici?
Rosanna Liburdi

La nuit étoilée