Meritocrazia

“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali

giostra-della-vitaIn che genere di mondo vorrei vivere se fossi avvolto in un “velo di ignoranza”
riguardo alla posizione che occupo fondamentalmente nel mondo?
Che cosa mi spetta di fare per contribuire a realizzarlo?
(John Rawls, A theory of Justice, 1971)

Meritocrazia termine ampiamente trattato da diversi autori in ambito filosofico, sociologico, economico, politico, storico, culturale.

Noi lo abbiamo discusso in una libreria di quartiere, laLibreria del Sole che, con l’iniziativa “Vivi il tuo quartiere”, propone periodicamente dei temi sui quali ci si può confrontare facendo condurre la serata da un professionista appassionato del proprio lavoro e che si rende dunque disponibile a condividere le proprie conoscenze e a trattarle con persone interessate agli argomenti proposti.

L’obiettivo? Poter comunicare (cum-ligare con l’altro), relazionarsi con più persone senza dover necessariamente appartenere a “gruppi di”, associazioni, scuole o corsi di formazione. Piuttosto sentirsi curiosi, desiderosi di interagire e comunicare con altri esseri umani in questa società sempre più “liquida”, “individualizzata”, “dell’incertezza” come le definisce Z. Bauman e sentirsi liberi di trascorrere una serata diversa in un angolo di libreria di un quartiere popolare, un luogo che si riconosce senza indugio come familiare, accogliente; un luogo dove, oltre il profumo della carta stampata, delle lapis, delle gomme da cancellare, si può annusare anche un’atmosfera calda e genuina.

Torniamo al tema “meritocrazia”. Mi vengono in mente tanti significati intorno a questa parola. Il meritare qualcosa: il premio, la conquista, l’essere stati bravi tanto da meritare. Il non meritare qualcosa, una punizione, il non avercela fatta.

Si può arrivare ad essere trattati in modo giusto? La frase proposta da alcuni partecipanti è stata proprio: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali“. Personalmente mi affiora alla mente un’altra frase “La legge è uguale per tutti“. Sembrerebbe di no, dichiarato sia da partecipanti adulti, sia da giovanissimi studenti. La serata non vuole essere però uno spazio di sfogo per qualcosa di scontato sia in relazione al tema proposto, sia per il contesto socio-storico-culturale in cui ci troviamo.

Ripresento dunque la frase “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali“. Noi siamo esseri umani. Siccome tali ognuno di noi è unico nel suo genere, nella nostra piena espressione, come le opere d’arte uniche e irripetibili a tal punto che sono le imitazioni ad essere perfette; le copie, infatti, mancano di quelle micro imperfezioni che rendono unico il capolavoro. Forse la cosa interessante potrebbe essere proprio quella di sentirsi così unici da rimanere concentrati nella ricerca di chi vogliamo essere o di chi siamo, legittimati nel provarci con dedizione e passione e al di la del tempo e del luogo non potrà esserci allora la possibilità di “parti uguali” neanche pensate da noi stessi per noi stessi.

Consideriamo per un attimo i bambini piccoli. Loro (prima infanzia) ad esempio non si aspettano necessariamente le parti uguali e neppure le chiedono a mamma e papà, non fosse altro che il centro del mondo sono loro stessi! Crescendo sì, inizia il confronto con l’altro diverso dal sé e le attese sul come si viene considerati dagli altri può essere importante per il livello di autostima, per la sicurezza di sé.

Il punto è che non è per nulla facile stabilire in maniera univoca e oggettiva che cosa sia il merito e ancora di più è complesso concordare dei criteri con cui si pensa di potere riconoscere tale merito. Secondo alcuni autori dipende come esso si definisce e si corrono seri rischi di forte discriminazione sociale.

Come sopra scritto, siamo esseri umani unici e per diversi motivi culturali, di appartenenza territoriale, familiare e storica, non è detto che possiamo trovare tutti lo stesso semaforo verde per accedere a quel merito uguale ovunque.

Allora di cosa esattamente stiamo parlando?

Secondo G. Livraghi il concetto meritocrazia è difficile ma non è un’utopia. Il mio pensiero concorda con quest’ultimo nella misura in cui cominciamo a vedere l’individuo nella disuguaglianza, nel senso di differente dagli altri individui e poterci fare i conti perché il concetto può essere interpretato con connotazione positiva.

A tale proposito, riflettendo sul tema generale proposto dalla libreria (L’autorità perduta: genitori/figli un rapporto da recuperare su stimolo del libro scritto da Paolo Crepet), che ci ha condotti fino a quest’appuntamento mi domando ad esempio quanto per un genitore possa risultare difficile, senza vivere sensi di colpa, vedere i propri figli nelle loro differenze caratteriali, comportamentali, accettarli, in tal senso per quello che sono e riconoscendo in se stessi delle preferenze, accettandole senza nulla togliere alla sfera affettiva nei loro riguardi. L’amore non centra nel senso che dovrebbe rientrare come sentimento che ci lega emotivamente ai figli, al partner, ecc. proprio grazie a quelle differenze; sia a quelle che preferiamo, che ci fanno sentire più in sintonia con l’altro, sia a quelle caratteristiche che apparentemente ci piacciono meno e che coraggiosamente possiamo sostenere. Idem in un gruppo di amici. Oppure in ambito scolastico laddove gli insegnanti (quelli competenti) possano sentirsi tranquilli nel svolgere il loro lavoro di valutazione dando agli allievi note di merito o demerito. In ambito lavorativo riguardo ai diversi ruoli professionali e alle diverse gerarchie per le ascese alla carriera.

Sembra evidente, dunque, che gli elementi da prendere in considerazione intorno al concetto meritocrazia sarebbero molteplici e questo non è per nulla un compito facile. Intanto vi sono da un lato, la conoscenza e il riconoscimento di “me stesso”, d’altro canto, il riconoscimento, la comprensione dell’altro. In tal senso, si potrebbe cominciare a dare un valore al merito come “idea” che ci rappresentiamo a livello mentale, dunque qualcosa che sia desiderabile.

Durante la serata è su questo punto che con i partecipanti abbiamo riflettuto: le qualità del merito a livello individuale legato all’autostima, alla capacità di auto affermarsi, alla capacità di essere assertivi che implica il saper scegliere che cosa si pensa sia meglio per se stessi, alla capacità di tollerare e ascoltare, alla capacità di sentire ciò che risuona dentro di noi, individuando i nostri bisogni, capire con intelligenza le nostre emozioni.

Tutte queste competenze migliorerebbero la qualità di vita individuale ed anche, secondo alcuni noti economisti oltre che di psicologi o psicoterapeuti, l’efficacia, il funzionamento, la produttività per esempio in un’azienda. Un eccellente lavoro di squadra, un ottimo investimento sulle risorse umane, infatti, è empiricamente dimostrato che sia uguale a un potenziamento dei risultati e finalità che si è prefissati di raggiungere.

Citando ancora G. Livraghi: “potremmo, se ne avessimo davvero il desiderio, fare enormi progressi nel riconoscere il merito, dovunque sia. Ognuno in quel senso che è, in sé, meritevole […]“.

Pensando ai più giovani e comunque a ognuno di noi riguardo al nostro passato, magari la propria storia non avrà avuto un inizio dei più felici, o forse sì. Poco importa. La nostra storia è importante perché è la nostra storia e dalla quale non possiamo tirarci fuori. Il percorso per conoscere chi siamo può essere faticoso, lungo, forse interminabile (per me questo ne rappresenta il fascino).

Durante la serata abbiamo provato a giocare con i nostri nomi, come ci chiamiamo e con le lettere che compongono il nome abbiamo provato a descrivere noi stessi con degli aggettivi, nomi di animali, personaggi di fantasia, colori, immagini con due obiettivi principali: divertirci, giocando insieme (sebbene adulti); fare esperienza diretta di fermarsi un attimo per poter pensare a se stessi, alla propria storia in modo attivo, da protagonisti ossia partendo da ciò che ci “presenta” al mondo sin dalla nostra nascita, ma che ovviamente non abbiamo potuto sceglierci.

Oggi scoprendo chi scegliamo di essere stiamo costruendo già la vita di domani, anche in una società, dove le parti di una torta, spesso, non sono divise in parti uguali. Ciò assume poca importanza se il merito lo posso intravedere in ciò che sto cercando con coraggio e fiducia di scegliere in un tempo dove il limite è superato dal vivere il vivermi.

Winston Churchill ha scritto: “Gli imperi del futuro saranno imperi dell’intelligenza! Abbiamo l’obbligo di riconoscere che cosa è richiesto in questo nuovo mondo – anche mentre persistiamo in alcune abilità e valori perenni che potrebbero essere a rischio”.

Terminando penso possa valere la pena almeno provarci a meritarsi il “merito” di aver cercato con curiosità, creatività, passione, orgoglio le proprie idee rispetto la propria storia con il fine di costruire la nostra diversità per il nostro futuro.
Alla fine le opere d’arte si creano sbagliando e cercando il momento ex-temporaneo.

di Rosanna Liburdi

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