Sull’essere assertivi

“Porto addosso le ferite delle battaglie evitate”
F. Pessoa

Penso che ogni volta subiamo l’altro, in nome delle buone maniere, ogni volta, quindi che evitiamo un conflitto per proteggere l’altro … in realtà perdiamo forza, rischiamo di ammalarci; la cosa più grave però è che neghiamo noi stessi pur portando avanti l’idea, magari, di non pensarci più, che va bene così.

E così non va bene, invece. Dovremmo fare leva sul nostro coraggio, certo che l’abbiamo; sulla nostra risolutezza, si, si quella che quando eravamo bambini ci faceva definire “capricciosi”, “teste dure”, “ribelli”. Non possiamo togliere dalla vita l’anima della lotta. Quella positiva, che non distrugge ma non accetta la rassegnazione.
Non voglio perdere il mio spirito combattivo fatto di assertività, fatto di confini in grado di contenere e dare nome a chi sono rispetto all’altro diverso (ed è meraviglioso) da me. Non c’è gradiente di qualità migliore o peggiore in questo, anzi.
Piuttosto c’è la disponibilità ad un confronto paritario che, se necessario, può portare ad uno scontro anche. E perché no?
Riconosco l’altro. Ciò non contiene e non può implicare il dis-conoscimento di me stessa.

La vita audace, di chi prova, di chi osa senza prevaricare il mondo altrui è, secondo me, la possibilità di poter amare senza limiti e senza compromessi che rischiano di farmi cadere nell’oblio, nel buco senza fine.
Non amo la distruzione, i comportamenti violenti, anche fatti di sole parole, li metto a distanza, potendo scegliere.
Ma se il rischio è la perdita di me … diciamo che ricordo quanto è importante l’assertività nelle relazioni. I guerrieri non si ammalano, i pavidi potrebbero.

C’è un antico proverbio che dice: “Chi rischia muore una volta, chi non rischia muore mille volte”.
Sto continuando a scegliere, per ciò che mi è permesso, di vivere.

Condivido il concetto di assertività perché in inglese TO ASSERT, all’origine significava “mettere uno schiavo in libertà”.
Perché permettiamo una cosa così presuntuosa e boriosa e gratuita, ad oggi, a chi pensavamo essere nostro amico? La mia schiavitù, il mio servilismo non aiuta nessuno, a parte le ferite che permetto siano inferte al mio cuore.

La libertà per me è anche la libertà di amare, di scegliere, con coraggio perché la paura è la mia compagna di avventura in tutto questo. La libertà implica il senso di responsabilità, la disciplina interiore, l’impegno, la volontà e la coscienza che si può sbagliare, essere rifiutati e rimanere soli con se stessi nel mondo.
Liberi però, vivi e capaci di amare, di scegliere e progettare. Questa per me è la forza di fronte le fatiche, alle brutture, ai non-sense.

[…] Che cosa rende così irresistibile un “ospite segreto […] – Il mio ospite segreto … un uomo libero, un magnifico nuotatore che fuggiva lontano, verso un nuovo destino” (Conrad)
Secondo Bruner c’è una profonda riflessione da fare sulla grande narrativa che invita a trovare i problemi, non a fare lezioni per risolverli.
La situazione umana, allora prevede che si possa riflettere sulla caccia più che sulla preda perché finché possiamo raccontare di noi, dei nostri pensieri, finché la storia dura, la nostra storia e la mia storia, noi stessi ne siamo la musica.

Rosanna Liburdi

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